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Scuola Italiana di Arte e Mestieri per il Madagascar

Scuola Italiana d'Arte e Mestieri per il Madagascar
associazione culturale

UN PONTE FRA NOI  E il MADAGASCAR

IL CONTESTO ODIERNO

La Scuola Italiana di Arte e Mestieri per il Madagascar

Dopo alcuni viaggi in Africa, nello specifico in Madagascar, si è potuto constatare che la presenza italiana in quei luoghi è poco percepita. Emerge una totale disorganizzazione: nessun coordinamento fra gli italiani residenti e, soprattutto, assenza di fatto dello Stato italiano. Risultato: l’Italia è sovrastata dalla massiccia presenza di altre nazioni. Un articolo su africanvoices.wordpree.com a firma Fulvio Beltrami,  metteva in evidenza gli errori dovuti alla scarsa lungimiranza dei nostri politici ma anche di molti imprenditori. Cito testualmente: “ Il ‘tempo perduto’   fu originato dalle miopi scelte strategiche dell’industria italiana attuate negli anni Ottanta. All’epoca, la classe industriale italiana considerò l’Africa come un continente perduto, in preda alla fame, carestie, dittatori e guerre civili che causavano povertà estrema e, per conseguenza, l’impossibilità per i mercati locali di assorbire le merci italiane. A titolo di esempio, la FIAT chiuse progressivamente gli stabilimenti di produzione che aveva anche in Eritrea e non ritenne lucroso il mercato dell’usato. Le grosse catene alimentari italiane cancellarono i mercati africani le cui vendite di prodotti italiani calavano a causa della diminuzione di connazionali assunti dalle ditte impegnate in opere civili. Invece di far scoprire la cucina italiana agli africani, decisero di non inviare più prodotti. I rari importatori italiani presenti in Africa furono costretti a rivolgersi ad aziende alimentari italiane di bassa qualità per importare prodotti italiani. Un affare che divenne assai conveniente in quanto col tempo questi importatori riuscirono ad applicare elevati prezzi a beni alimentari italiani di bassissima qualità acquistati a prezzi stracciati, ma rivenduti a peso d’oro in Africa sfruttando il marchio Made in Italy. Anche le aziende di costruzione italiane, presenti ovunque in Africa, si ritirarono, escluse la Salini Costruzioni e la Cooperativa Muratori e Cementisti. L’errore di fondo fu di non riuscire a comprendere che i drammi e l’economia stagnante del continente degli anni Ottanta e Novanta erano inseriti in una fase transitoria che preannunciava l’attuale boom economico. Tuttora la maggioranza degli investitori italiani sono convinti che l’Africa non sia un mercato meritevole. Solo gli avventurieri e persone di pochi scrupoli si avventurano nel continente, come dimostrato nell’ultimo decennio in Uganda, convinti di poter truffare gli africani e regolarmente truffati a loro volta da personale indigeno, evidentemente più scaltro di loro. Il ritiro italiano dal continente (esclusa la fabbrica della morte: produttori di armi) lasciò un vuoto colmato da cinesi, sud coreani, giapponesi e brasiliani che ora, installatisi adeguatamente, rendono difficile il ritorno del Made in Italy in Africa.” 

IL MADAGASCAR

 In questo bellissimo Paese, chiamato La Grande Île, considerato uno fra i più poveri al mondo, sono presenti grandi potenzialità di sviluppo per chi volesse investire assicurandosi un futuro migliore di lavoro, guadagno e, perché no, relax. Ma non solo: si può fare di più, ovvero dare un aiuto concreto e un indirizzo decisivo per migliorare la vita di molti locali, offrendo loro istruzione, possibilità di apprendere mestieri, nuove opportunità di lavoro. La forza del nostro progetto sta in buona misura nel far leva su un fatto spesso dimenticato o frainteso: reddito e solidarietà, circolazione di ricchezza e lotta alla povertà non sono intrinsecamente inconciliabili. Al contrario, l’unico modo efficace di combattere l’indigenza è generare ricchezza. Così come, reciprocamente, l’unico modo per creare ricchezza non effimera è allargare la platea di chi conduce un’esistenza almeno decente. Il Madagascar, Paese considerato poverissimo, in cui la maggior parte della popolazione vive con poco più di un paio di euro al giorno, ha un’“élite” decisamente benestante. Ad essa possiamo rivolgere la nostra attenzione proponendo tutto ciò che di bello e buono noi, come italiani, possiamo offrire loro.  Lo si può constatare direttamente in loco, visitando le vie centrali della capitale Antananarivo dedicate all'abbigliamento, all’oreficeria, ai beni di consumo di qualità. Evidente la forte attenzione della popolazione benestante alla moda e all'interior design, dunque all’arredamento e a sanitari, illuminazione etc.
Questi settori al momento sono esclusivo appannaggio dei francesi – per ovvie ragioni legate al passato coloniale –, degli indiani e, ultimi arrivati , degli onnipresenti cinesi; i quali, tra l'altro, stanno investendo moltissimo  nell'abbigliamento, nell’elettronica e sono  massicciamente presenti nell'edilizia e nel relativo indotto.
In Madagascar, Paese in grande espansione, sono previsti per i prossimi anni importanti investimenti internazionali nelle infrastrutture, nei trasporti, nell’agricoltura, nella nautica, nell’aviazione e, naturalmente, nel turismo. La capitale, Antananarivo, conta oltre 2.500.000 abitanti ed è la città da cui partono tutte le iniziative commerciali. Come tutte le grandi capitali è una realtà a più facce: forte sviluppo edilizio, bancario, commerciale ma pure forte degrado nelle periferie. 

UNA OPPORTUNITA'

IL PROGETTO

 Per far ciò avremo bisogno non soltanto di fondi ma anche di persone qualificate, stimolate  da spirito imprenditoriale e vocazione umanitaria. Siamo quindi apertissimi alle collaborazioni costruttive.   

A CHI CI RIVOLGIAMO

Possibilmente a persone dotate di mente aperta, capaci di vedere in anticipo le opportunità che il Madagascar può offrire, in particolare a noi italiani. E' doveroso premettere che la situazione non è semplicissima, la distanza è notevole, i costi dei voli elevati, la burocrazia  piuttosto complessa, difficoltà logistiche. Ma se si pone impegno nell’impresa si trovano le strade giuste per superare gli ostacoli. E noi ci crediamo. In  particolare noi crediamo nella cooperazione con i malgasci, che hanno a cuore il loro magnifico Paese e che sono ben disposti verso gli italiani. Per questo motivo abbiamo già instaurato buoni rapporti con persone di nazionalità malgascia residenti in Italia e con la loro ambasciata di Roma. Purtroppo, fatto disdicevole e incomprensibile, l'Italia non ha una sua ambasciata in Madagascar. E' comunque notizia recentissima che è stato nominato un console, al momento in attesa della delibera del Presidente del Madagascar, un atto che verrà promulgato in tempi molto rapidi. Abbiamo già, intanto, ottimi contatti con organizzazioni umanitarie e religiose, in grado di aiutarci a superare gli ostacoli di natura burocratica e culturale. 

COME CI SI FINANZIA

L'associazione si finanzia intanto attraverso il  crowdfunding, gli sponsor, eventi collettivi, manifestazioni musicali (queste ultime anche di elevato spessore, sia in loco che in Italia). Come accennato sopra, poi, l’intento è di autofinanziarsi attraverso i corsi a pagamento, rivolti agli strati sociali più alti, cui saranno dedicati eventi specifici (come descritto in seguito.  I corsi gratuiti, invece, saranno sostenuti da un mix di fonti: i proventi dei corsi a pagamento, sponsor, donazioni. Si rivolgeranno a chi vorrà intraprendere un mestiere nell'ambito degli specifici settori lavorativi man mano proposti, non avendo la possibilità di farlo in proprio perché privo di mezzi. Da questi corsi uscirà personale qualificato che potrà rivelarsi utile alle aziende italiane che vorranno investire in loco, nei vari settori di cui si occupa la scuola.  
  Inoltre proporremo alle Onlus locali il nostro contributo, andando direttamente nelle periferie e nei villaggi, offrendo corsi del tutto gratuiti a favore dei bambini. In particolare corsi di Agricoltura Sinergica, Musica  con uno speciale metodo per i bambini in età prescolare. La finalità, oltre allo sviluppo delle attitudini necessarie allo studio della musica, si lega ai comprovati benefici che dall’apprendimento musicale derivano ai bambini: più fiducia in se stessi, maggior facilità nel far emergere ogni loro abilità potenziale.    
  Torniamo ai corsi del Made in Italy. Piccola premessa: vediamo che in tutto il mondo sono nate e nascono scuole in cui  si svolgono corsi a pagamento di cucina, floral design, panificazione, arte dolciaria, wedding, exterior design… Nella maggior parte dei casi si tratta di corsi pensati e dedicati all'arricchimento personale e al tempo libero. Possiamo constatarne il successo tutti i giorni in tutte le televisioni del mondo, compreso il Madagascar.      Nel nostro caso parliamo di corsi di gastronomia, moda, design, agricoltura sostenibile, floricoltura, enologia, edilizia made in Italy. Tutti settori in cui, com’è noto, non siamo secondi a nessuno. Di diritto entra in questo elenco la musica, quella dei nostri grandi compositori storici,  strumento essenziale di aggregazione e arricchimento culturale. Per quanto riguarda l'agricoltura sostenibile, proporremo corsi di “agricoltura sinergica”: poco o per nulla conosciuta in Madagascar, è un sistema di coltivazione che offre vantaggi notevoli, in particolar modo su piccola scala, per chi dall'orto trae nutrimento quotidiano per sé e per la propria famiglia. 

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